Harald Bellachioma (Haraldr Hárfagri), fondatore del regno di Norvegia, fu il più grande re di questa nazione, e probabilmente condivide con il famoso imperatore Ottone I la reputazione di essere la figura più eroica della storia europea del X secolo.
La data in cui Harald salì al trono di solito è detta essere circa l’860 d.C. Secondo un gruppo di storie nordiche il suo regno durò dal 852 al 923, ma, seguendo la cronologia migliore di Ari Frode, Harald fu re dal 862 al 932. Una nuova datazione, tuttavia, è stata proposta dal prof. Halfdan Koht, che dopo il calcolo della probabile durata delle generazioni tra Harald ed i re successivi con datazione certa, arriva alla conclusione che la nascita di Harald deve essere avanzata nel 865-70, ed il suo regno deve quindi essere definito come durata dal 875-80 al 940-45.
Harald era il figlio di Halfdan il Nero e Ragnhild, figlia di un piccolo sovrano del Ringerike e legata alla famiglia reale danese. Egli aveva solo una decina di anni quando salì al trono e, immediatamente dopo la morte del padre, la gelosia e l’invidia dei piccoli principi al di fuori e all’interno del regno minacciavano la sicurezza del suo trono. Il primo ad attaccare fu Gandalf di Ranrike, ma i capi del Vestfold non solo respinsero Gandalf, ma in seguito guidarono la guerra nel paese di questo re, lo uccisero, e presero possesso di tutto il suo regno. Così all’inizio del suo regno Harald acquisì la grande distesa del paese sul lato est dello Skagerrak che si estendeva verso sud, quasi fino all’odierna città di Göteborg in Svezia, una considerabile lunghezza di costa a lungo ambita dai re svedesi. Nel frattempo, un gruppo di capi dell’Opland si era ribellato, ma i generali di Harald invasero l’Opland, colsero di sorpresa i ribelli, e li bruciarono a morte nella casa dove alloggiavano. Le regioni di Toten, Hedemark e Romerike furono da allora sotto il potere del giovane re.
E’ in questa fase della saga di Harald che Snorri racconta la spesso ripetuta storia di come il re fu per la prima volta pervaso dalla determinazione di conquistare tutta la Norvegia.
Si innamorò di una ragazza, Gyda, figlia di un re nel Hordaland, ma quando chiese la mano della ragazza ella sprezzante rispose ai messaggeri di Harald che non avrebbe sprecato la sua verginità per un re che governava solo poche genti. “Mi sembra incredibile” disse lei “che non ci sia un re che faccia propria la Norvegia, e che ne sia l’unico sovrano, come re Gorm ha fatto in Danimarca, ed Eric a Uppsala.” Quando questa risposta fu riferita ad Harald, disse che la ragazza aveva parlato bene. Gli pareva strano, infatti, non aver già pensato alla conquista di tutta la Norvegia, e ha promise che non avrebbe più tagliato o pettinato i capelli fino a quanto questo obiettivo non fosse raggiunto. Così la sua splendida chioma di capelli dorati fu fatta crescere molto, fino a meritare per lui il soprannome di Bellachioma.
La storia di Gyda e la sua provocazione sono certamente fittizie, ma era giunto il momento in cui la grande ambizione si era formata nella mente di Harald. Se siano stati i suggerimenti dei suoi consiglieri ad ispirarlo , oppure l’entusiasmo del suo popolo o le aperture amichevoli dei capi del nord della Norvegia a fornirgli l’incentivo per la sua impresa, la storia non lo registra, ma è chiaro che Harald, che si trovava essere fin dall’inizio un re il cui prestigio era alto ed il cui dominio era già grande, realizzata l’enorme importanza economica di unire sotto un unico leader le diverse comunità commerciali del paese, era determinato, in quanto sovrano supremo, a dirigere ed a salvaguardare i ricchi ma pericolosi commerci della Norvegia.
Questi erano gli anni in cui i mercanti frisoni trafficavano costantemente tra i mercati dell’Europa occidentale ed i pescatori e cacciatori del nord, mentre i principi mercanti svedesi si erano stabiliti lungo i corsi d’acqua che portavano fino a Costantinopoli; ma la Norvegia, a causa di gelosie e guerre piratesche interne, aveva ottenuto meno di quanto avrebbe dovuto trarre in profitto da questo intenso commercio. I più saggi, incitati dal giovane Harald, avevano cominciato a capire che lo sviluppo del commercio della Norvegia era un compito che poteva essere svolto solo da un supremo e risoluto signore della guerra.
È a questa grande ed invidiabile posizione che Harald ebbe il coraggio di sollevare se stesso.
La sua prima mossa fu un attacco diretto e senza compromessi contro i pirati della regione di Sogn, nel Vestland, stipulando in seguito un’alleanza con il riconoscente jarl Haakon Grjotgardsson, signore di un vasto tratto di litorale occidentale che includeva Hålogaland, Namdal, il Trøndelag esterno e la maggior parte del nord Möre; allo stesso modo con il capo del territorio costiero adiacente, lo jarl di Möre, Harald concluse una pace. Ma la dimostrazione contro i pirati di Sogn non aveva raggiunto il suo scopo, per il popolo del Vestland più a sud rimanevano un serio pericolo relativo alle spedizioni che costeggiavano questa terra dai grandi fiordi, così che Harald, per il compimento del suo scopo, si trovò di fronte a una guerra contro i temibili vichinghi di Hordaland e Rogaland. La lunghezza ed il carattere dello scontro non sono noti, ma sul suo risultato non c’è dubbio, la vittoria andò ad Harald. Utstein in Boknfjord divenne una residenza del vincitore, e Avaldsnes, un po’ più a nord in Karmsund, un’altra delle sue roccaforti.
Eppure, anche così, la guerra ad occidente non era finita, perchè lo Jaeder si opponeva ancora ed era sostenuto da capi del Agder e ribelli, in modo che l’opposizione per far espandere ulteriormente Harald si rafforzò. Infine, furono raccolte navi ed un esercito, e la forza del sud-ovest della Norvegia si radunò per resistere ad Harald; i nomi di molti dei leader che si sono sollevati contro di lui sono registrati nelle saghe, alcuni dei quali sono senza dubbio invenzioni abituali che nel il corso dei secoli sono stati aggiunti come nella maggior parte delle battaglie antiche. Ma l’unico uomo che era certamente la molla principale di questi preparativi bellici era Kjötve, un re o nello Jaeder o nel Agder, e con lui c’era un guerriero, Haklang, a volte chiamato il figlio Kjötve.
Ma la preparazione di Harald non era stata meno accurata rispetto a quella dei suoi avversari, ed intorno all’anno 900 ebbe luogo la memorabile battaglia che doveva decidere il destino dei vichinghi ancora fuori dal suo dominio.
Il suo esercito navigò un tratto a sud del Trøndelag mentre i suoi nemici si stavano concentrando nello Jaeren; quando il loro assembramento fu quasi completo e stavano disponendosi in Hafrsfjord, trovarono che Harald li aveva superati, e stava aspettando con la flotta schierata e preparata.
La battaglia che ne seguì fu lunga e difficile, le saghe raccontano di una grande strage su entrambi i lati, la morte di molti capi del Vestland, e la fuga di Kjötve. Harald aveva vinto ed il Vestland era caduto. Hafrsfjord fu una battaglia decisiva, e la fama della vittoria Harald era ormai annoverata tra i temi più cari di scaldi e cronisti.
Harald era ormai padrone della Norvegia. Ma c’erano ancora molti pericoli davanti a lui, i sussulti della gente conquistata nel Vestland, l’emigrazione dei ricchi proprietari terrieri che non appoggiavano il suo regno, e il ritorno frequente di questi emigranti in incursioni piratesche, erano la prova evidente che non comandava ancora una nazione unita e solida. Trascorsero due o più anni prima che il suo titolo di signore venisse riconosciuto ovunque e la sua autorità non venisse più messa in discussione.
Poi, finalmente, Harald, ritenendo il suo grande compito realizzato, consentì che la sua folta chioma di capelli venisse tagliata e pettinata.
Il re trascorse gran parte di questi due anni nella regione che gli aveva dato più fastidio, il Vestland. Qui, soprattutto nel Sogn e nel Nordfjord, fu per lungo tempo occupato in una serie di piccole lotte, e di ciò le saghe hanno riportato molte storie, storie che di solito terminano con la morte o la fuga di qualche proprietario terriero ribelle. Così fu per Thorolf Kveldulfsson, un tempo uno scagnozzo del re che aveva combattuto a fianco di Harald a Hafrsfjord. Era poi diventato un uomo estremamente ricco con una casa a Sandness in Hålogaland, ma fu così sconsiderato da intrattenere Harald circondandosi da un corteo in numero superiore a quello del re, suscitando ben presto la gelosia e la rabbia del suo sovrano. L’inimicizia di Harald fece di Thorolf un ribelle ed un vichingo, e non passò molto tempo prima che provocasse la massima furia del re con un atto audace di saccheggio. Harald mandò due navi da guerra e duecento uomini in cerca di Thorolf a Hålogaland, ed egli stesso seguì con quattro navi ed un grande corpo di uomini. Thorolf fu ucciso nella valorosa difesa della sua casa che bruciò dinanzi alla popolazione di Hålogaland e Namdal prima che si potesse unire alla sua causa. E non c’è dubbio che con questa tragica lotta a Sandness una eventuale insurrezione nel nord fu soffocata sul nascere. Non fu la prima volta che una rapida azione era stata il segreto del successo di Harald.
La politica di consolidamento del re non si limitava alle lotte interne. I norvegesi nelle isole scozzesi, che a quel tempo includevano nel loro numero molti esuli e malcontenti, stavano cominciando a razziare le coste occidentali della Norvegia con gravità crescente, e si rese necessario adottare misure per impedire che questa gente turbolenta diventasse una seria minaccia per la sicurezza del nuovo regno di Harald. Il racconto di come il re riuscì a distruggere i covi dei pirati è complicato da molte confusioni ed inesattezze, ma sembra che circa nel 910 abbia nominato Ketil Flatneb come governatore delle isole Ebridi, mentre negli anni ’20, ancora profondamente insoddisfatto dal comportamento dei vichinghi occidentali, egli stesso intraprese una seria campagna punitiva. Salpò con una flotta di grandi dimensioni ed accompagnato da alcuni dei suoi più valorosi guerrieri prima mosse verso la costa occidentale della Scozia, ricercando ovunque insediamenti vichinghi e mettendo i prigionieri a fil di spada, poi procedette a cacciare i capi vichinghi dalle Ebridi, e si dice anche che sia disceso sull’Isola di Man. Dopo andò a nord, nelle Orcadi e nelle Shetland, che pose sotto il suo dominio, e a Sigurd, fratello di Ragnvald, lo jarl di Möre, fu affidata la contea di questi due arcipelaghi.
Nel caso della Norvegia non sussiste neppure il margine di dubbio che una considerevole ondata di emigrazione e di imprese vichinghe aveva avuto luogo prima del tempo di Harald Bellachioma. All’inizio del IX secolo i contadini del Möre e del Agder erano diventati abitanti delle Orcadi e delle Shetland, ed è difficile credere che questo possa essere stato causato da fattori quali le guerre dei loro principi o l’inizio della lotta per la supremazia tra il Vestfold ed i suoi rivali. Ma è anche un fatto che nella prima metà di questo secolo (800-850), durante il lungo periodo di disordini politici in Vestfold prima e durante il regno di Olof Geirstada-Alf, un popolo più audace e aristocratico di questi contadini poveri aveva preso le Ebridi e porti-roccaforti in Irlanda, dove avevano vinto molte ricchezze. Gli storici hanno attestato che una seconda ondata di emigranti partì, andando anche oltre verso le Isole Faroe e l’Islanda, al momento del conseguimento dell’alta sovranità da parte di Harald. E’ tuttavia possibile esagerare gli effetti improvvisi e profondi del suo governo, ed è certamente esagerato dichiarare che eventi di rilievo come la colonizzazione di Islanda e Isole Faroe furono solamente il risultato dell’odio nei confronti della dura supremazia di Harald nel suo nuovo regno. Ma che una aristocrazia norvegese, scontenta e risentita, materialmente gonfiava durante il regno di Harald il flusso di esuli e avventurieri che cercavano casa in terra straniera e formavano la maggioranza degli emigranti provenienti dalla Norvegia alla fine del IX secolo, è un assioma di ogni libro di storia.
Ad Harald è stata spesso attribuita l’introduzione di un rivoluzionario sistema di governo in Norvegia, un nuovo ed efficiente sistema di governo centrale che legava saldamente insieme le genti in una singola unità politica. Questo concetto si fonda principalmente sulla entusiasta narrazione di Snorri nella Heimskringla, in cui si descrive il sistema amministrativo sotto il regno di Harald in modo tale da suggerire che è stato un’invenzione del re. In realtà, Harald apportò solo un piccolo contributo ai metodi di governo in Norvegia, e la vecchia partizione del territorio, le vecchie alleanze legali tra le genti e le vecchie funzioni giudiziarie, tutto ciò fu lasciato invariato.
Fece comunque trattare le province conquistate con severità simile a quella esercitata dai vichinghi nella gestione dei territori vinti all’estero, e può anche darsi che l’effetto di questo trattamento su genti fino a quel momento indipendenti, fu un acuto senso di alterazione del loro governo.
Lo stato di Norvegia, al momento della sua nascita con Harald, fu sotto molti aspetti molto simile a qualsiasi altro giovane regno germanico, come quello di Carlo Magno o quello di Alfred in Inghilterra. Come essi, subì tutte le debolezze insite in una costituzione fondata sull’autorità personale del re, e anche se Harald certamente creò un regno che doveva durare, la sua storia successiva è il lungo racconto di inevitabili dissidi interni e lotte, interrotto non solo da più di un crollo in stati separati, ma anche da parte di parziale dominio straniero. Anche nell’età avanzata di Harald il problema era all’inizio, e non passò molto tempo dopo la sua morte, che l’unità del suo regno era seriamente minacciata.

FONTI

Thomas Downing Kendrick, “A History of The Vikings”, Dover Publications

Scritto da Nicola “Surtr” Fin