Uno dei doveri del rievocatore o di chiunque si appresti a fare Living History è quello di interpretare correttamente la popolazione che intende rappresentare. Questo in ambito vichingo significa dover scegliere una determinata locazione ed epoca di provenienza. In questo scritto vedremo come poterci orientare in modo da superare questo “ostacolo” con la minima fatica. In un primo momento non verranno integrate istruzioni su come costruire il proprio set di abiti storici, ma verranno date le indicazioni per proseguire con ulteriori ricerche.
I ritrovamenti qui descritti (pantaloni, calze, tuniche, mantelli e accessori) provengono da anni e luoghi diversi appartenenti all’epoca vichinga. Sono state incluse alcune indicazioni riguardanti le passamanerie e dove possibile sono state evidenziate le differenze storiche e regionali. Data l’enorme mole di dati è impossibile dare indicazioni su tutti gli aspetti di un costume Vichingo: tenendo conto che questo articolo sarà in continua evoluzione, cercheremo di dare quante più informazioni possibili.

Testimonianze di costumi maschili di epoca vichinga

Parlando di ritrovamenti di tessuto, in base alle statistiche ne esistono meno per gli uomini vichinghi che non per le donne. In primo luogo bisogna specificare che molti uomini durante il paganesimo dell’epoca vichinga venivano cremati piuttosto che sepolti. In secondo luogo i tessuti si conservano meglio in prossimità dei metalli o dei tannini (gioielli e legno) in atmosfera priva di ossigeno come può avvenire in una sepoltura. Gli oggetti che accompagnavano i defunti erano diversi per le donne e gli uomini: le prime venivano sepolte con una gran quantità di gioielli come spille e spilloni (questo non significa che qualsiasi tipo di tessuto nelle vicinanze di spille, come sottovesti o soprabiti, abbiano una maggior probabilità di resistere al tempo), mentre i secondi avevano bisogno di meno pezzi di gioielleria per tenere i vestiti rispetto quanto non facessero le donne, il che significa meno pezzi di metallo nelle loro tombe. L’abito che necessita va di gioielleria era il mantello, e solitamente veniva adagiato vicino al corpo e non sopra, il che significa che l’azione di conservazione esercitata dal metallo aveva effetto solo sul vicino mantello, e non su tutti gli strati di stoffa che non erano in contatto con esso. Capita però che altri oggetti di metallo conservassero brandelli di tessuto che, seppur associati alla tomba stessa, non avevano niente a che fare con il vestiario, come ad esempio il lino che rivestiva il fodero di una spada, le vele di una nave funeraria, ecc.

Questo articolo prende in considerazione alcuni dei ritrovamenti effettuati a Birka (Svezia), Evebø (Norvegia), Mammen e Hedeby (Danimarca), Jorvik (Inghilterra), Dublino (Irlanda) e nelle Orcadi (ulteriori ritrovamenti verranno integrati successivamente).
Dall’età del bronzo in poi sembra che il vestiario dell’uomo scandinavo sia cambiato molto poco e consisteva sostanzialmente in pantaloni, tunica, soprabito e mantello. Mentre il materiale di cui era fatto l’abbigliamento passava dalla pelle e cuoio alla lana e al lino (quest’ultimo più tardi), il taglio e le forme cambiavano molto più lentamente, se addirittura non cambiavano proprio. Infine le decorazioni hanno subito un notevole e sostanziale cambiamento come si può notare con il passare dei secoli tra Evebø e Birka.

Aspetto

Molti dei tessuti di epoca vichinga erano fatti in lana pettinata con trama a spina di pesce o spiga. Nonostante quanto si possa pensare, queste lane erano tessute con cura, elastiche, avevano una trama attraente e venivano spesso tinte con colori brillanti. Stranamente con il passare dei secoli il telaio a pesi è stato soppiantato dal telaio orizzontale quindi la lana del tardo periodo vichingo divenne più grossolana e spessa rispetto a quella del primo periodo. Questo perché un eccessivo processo di follatura e spazzolatura venne reintrodotto nella produzione tessile. Onde evitare eccessivi dubbi, si può dire con certezza che la maggior parte degli abiti di lana vichinghi, in particolar modo i più eleganti erano fatti di una lana morbida, brillante e di ottima fattura.

In alcune aree era più facile reperire del lino, come in Inghilterra (dove veniva prodotto) e in Svezia (che lo importava). Nonostante la fragilità dei resti di lino ci sono molte più prove del suo utilizzo in quelle zone. La seta invece era presente in tutta l’area vichinga già dal 9° secolo e il suo utilizzo è ampiamente attestato dai ritrovamenti tombali di Birka databili dalla metà alla fine del 10° secolo. Nonostante non ci sia pervenuta alcuna prova dell’utilizzo del cotone dalle tombe vichinghe, si sa che le armate bizantine usavano un indumento di cotone imbottito chiamato Bambakion. I Variaghi probabilmente avevano sperimentato l’uso di questo indumento.

Alcuni tessuti, come il lino e alcune lane colorate con pigmenti naturali, venivano usate con il colore naturale. La maggior parte delle lane tuttavia veniva colorata con tinte attraenti e esistono alcuni esempi di lino tinto con tintura di guado o robbia. I colori più comuni che sono stati rinvenuti tramite le analisi dei reperti di stoffa databili all’epoca vichinga sono il rosso (derivato per la maggior parte dalla Robbia o Rubia Tinctorum), il blu (dal Guado o Istatis Tinctoria), il giallo (con l’Erba Guada o Reseda Leutola e anche con un’altra  tinta non meglio identificata, probabilmente Ginestra o una tinta a base di tannini come la buccia di cipolla), viola e violetta ( dai licheni o sovrapponendo alcune combinazioni di tinte di licheni/robbia/guado) e verde (miscelando la tinta gialla non identificata con il guado. Sono state rinvenute anche alcune colorazioni marroni derivate dai gusci di noce e anche alcuni pezzi marrone scuro tendente al nero con tinture a base di gusci di noce e ferro.

Alcune prove chimiche sembrerebbero rivelare che colori particolari appartenessero ad aree particolari: i rossi al Danelaw, i viola in Irlanda, i blu e verdi in Scandinavia. Nonostante siano state messe opportunamente le mani avanti, nel mondo scientifico vi è l’ ipotesi che questo potrebbe forse riflettere preferenze di colore regionali piuttosto che fattori archeo-chimici; sentitevi liberi di utilizzare questa araldica vichinga, se vi piace l’idea.

Pantaloni

Le immagini sulle pietre del Gotland e sull’arazzo di Oseberg indicano che i Vichinghi portavano almeno due tipi di pantaloni: un ampio, di tipo largo, al ginocchio, e uno di tipo più stretto, lungo fino alla caviglia. Parlando di prove fisiche, molti dei reperti rinvenuti non sono chiaramente identificabili come i pantaloni, e nella maggior parte dei casi il taglio dell’indumento non è evidente dai resti.

Numerosi reperti di pantaloni risalenti al Periodo delle Migrazioni (tra la caduta di Roma e l’inizio ufficiale dell’epoca vichinga) servono a dimostrare che l’uso di pantaloni nella Scandinavia erano conosciuti e in uso da parecchio tempo (almeno per quanto riguarda la loro variante stretta).

Thorsbjerg
I famosi pantaloni ritrovati più o meno intatti a Thorsbjerg in Danimarca, con il loro caratteristico taglio del periodo storico delle migrazioni necessitano di tre pezzi separati solo per il tassello del cavallo:  questa caratteristica già di per sé può servire a confutare qualsiasi affermazione sul fatto che i capi del periodo antico sono semplici e non su misura. I pantaloni Thorsbjerg, inoltre, presentano dei rivestimenti per i piedi alle estremità delle gambe, proprio come i pigiami per bambini.

Evebø
Risalenti al Periodo delle Migrazioni, i resti di un uomo sepolto in un tumulo a Evebø (fattoria nel Gloppen, Norvegia occidentale) forniscono la prova che il tessuto a scacchi multicolore non era sconosciuto al mondo scandinavo. Questo uomo indossava pantaloni con un modello di quadrati di almeno 15x15cm, in almeno tre colori: rosso, verde e blu. Dato che la lana di cui sono stati fatti non era piegata o non presentava le classiche pieghe, se ne deduce che anche questi pantaloni erano della variante stretta.

Hedeby
Gli stracci risalenti al decimo secolo portati alla luce nel porto di Hedeby presentavano alcuni frammenti di abbigliamento che si ritiene fossero i resti del cavallo di un paio di pantaloni da uomo larghi, noto anche come “balloon” e di largo uso nei regni dell’est. I frammenti di Hedeby erano di una lana pregiata, striati son un tessuto increspato. Questo ci suggerisce che il paio di pantaloni era di due colori: alcuni frammenti sono di una tinta giallastra, altri rossa. Purtroppo, la forma complessiva di questi pantaloni non è ricostruibile dai frammenti che rimangono. Ciò che consente di identificarli come pantaloni è la somiglianza tra i frammenti di Hedeby e il taglio del cavallo dei pantaloni Thorsbjerg.

Birka
I pantaloni, probabilmente della variante corta e larga, erano di lino (o rivestiti con il lino) con piccoli occhielli di metallo fissati nei bordi inferiori. Le calze, che venivano agganciate ai bordi inferiori dei pantaloni appena sotto le ginocchia, erano di lana e dei piccoli ganci vi erano cuciti sopra. Questi piccoli ganci utilizzati per collegare i pantaloni alle calze erano conosciuti in  tutto il nord Europa all’inizio dell’epoca vichinga, da Birka a Winchester, e anche a Jorvik; sembrano però essere stati più comunemente utilizzati in aree sassoni. Tuttavia non è sempre certo il modo in cui venissero utilizzati: spesso venivano utilizzati non su i pantaloni, ma fasce che li stringevano. Questo esempio insolito del loro uso è una delle cose che rende il ritrovamento di Birka così prezioso.

Sottotuniche o bluse

Una discreta quantità di informazioni sono disponibili riguardo il taglio delle sottotuniche databili all’epoca vichinga. La maggior parte delle bluse trovate erano di lana, anche se molte varianti femminili fatte di lino sono state rinvenute a Birka. Nel Danelaw e in Irlanda è probabile che venissero usate le bluse di lino. Come sostenuto da Penelope Walton (1989, 408) le cuciture piatte sono adatte agli indumenti intimi, come per i frammenti di indumenti di lino ritrovati nella Jorvik del IX° e X° secolo, in cui la maggior parte delle cuciture erano state appiattite.

Evebø
Durante il periodo delle migrazioni lo Jarl di Evebø portava due tuniche, una sopra l’altra. La sua sotto-tunica di lana rossa, lunga fino al ginocchio, era orlata  sul collo e polsi, e erano decorati con complesse passamanerie a fantasia di animali di vari tipi in giallo, rosso e nero. I polsini sono stati fermati con fermagli di bronzo, caratteristica non insolita alle prime tombe Anglian dello stesso periodo. Sfortunatamente, di questa tunica non è rimasto abbastanza da poter riuscire a ricostruire il suo taglio.

Hedeby
Le bluse indossate a Hedeby sembrano essere fondamentalmente di due tipi. Entrambi i tipi condividono alcuni elementi quali lo scollo rotondo, giromanica rotondo per maniche cilindriche, e parte anteriore e posteriore separate e cucite insieme sulle spalle. La loro costruzione le differenzia una dall’altra per via delle cuciture laterali: un tipo ha fianchi stretti con una fessura sui lati, e l’altra ha una forma più ampia con spicchi inseriti per allargare l’orlo. La maggior parte erano di lana, e alcune sono state tinte. Le maniche si restringono in larghezza sull’avambraccio, in modo che siano piuttosto strette ai polsi, e potrebbero anche essere formate da più di un pezzo per ottenere una conicità più complicata.

Birka
Queste tuniche non aggiungono molto a quanto già detto. Alcune delle bluse di Birka sembrano aver avuto scollature a buco della serratura piuttosto che quelle semplici tonde. Le parti anteriori e posteriori sono state tagliate in un unico pezzo e non cuciti insieme sulle spalle. Questo tipo di costruzione le rende molto più vicine nel design alla concezione rievocativa della tunica a T di quanto non lo siano le tuniche di Hedeby. A giudicare dai primi reperti di tuniche scandinave, tuttavia, probabilmente avevano maniche separate e cucite al corpo della blusa.

Sopra tuniche

Con tutta probabilità è sicuro estrapolare delle informazioni disponibili sulle bluse per avere un’idea di come tuniche e cappotti avrebbero potuto essere tagliati durante la stessa epoca e locazione. Come per la blusa/sottotunica, sia la lana che il lino sono presenti nei ritrovamenti di tuniche.

Evebø
La sopra tunica dello Jarl di Evebø era di lana, probabilmente blu, decorato al collo con fasce di lana tessute con fantasia di animali in due colori. Alcuni fermagli d’argento sono stati fissati da qualche parte su questa tunica, ma, a causa delle procedure irregolari eseguite in questo scavo, non si sa se fossero fermagli per i polsini o chiusure di fronte alla tunica. Dato che la sottotunica rosso era così elaborata, con le sue finiture tessute a telaio, la sopra tunica blu non può essere stata una tunica (cioè un indumento in cui infilarsi dentro), ma piuttosto un cappotto (cioè, qualcosa che si apre sulla parte anteriore): i fermagli d’argento quindi sarebbero stati utilizzati per agganciarsi insieme sul petto.

Nella Jorvik dei secoli IX° e X°, strisce di passamaneria di seta tessute a telaio in colori vivaci venivano utilizzate per bordare le sopravesti, più o meno allo stesso modo in cui oggi si usano le fettucce di nastro diagonale, tranne che la seta veniva tagliata lungo le venature e non in diagonale. Ci sono ampie prove per l’utilizzo di strisce di seta intessuta di fili d’oro e d’argento usate come bordure nella Dublino vichinga, così come nella tomba di Mammen. Nella Birka del IX° e X° secolo si utilizzava lo stesso tipo di bordature: sono state rinvenute diverse sopra tuniche sia femminili che maschili ornati con strisce di questo tipo, in più, in diversi casi, presentavano strisce di passamaneria tessuta a tavoletta con metallo broccato sulle zone del petto e delle braccia.

La tomba 735 di Birka, risalente alla metà del X° secolo, ha rivelato uno strato ornamentale unico combinando tessuto  sciamito e molte strisce di passamaneria tessuta a tavoletta con argento broccato. La sovrapposizione è composta da otto fasce parallele cucite orizzontalmente su un rettangolo di seta. Questa particolare tomba maschile è la scoperta che ha ispirato i disegni di uomini Rus con cappotti in molti libri vichinghi illustrati, tra cui Almgren e la copertina del libro Osprey Elite Series sui vichinghi. Tuttavia, come spesso accade nelle opere secondarie, gli illustratori sbagliano tutto. L’uomo sepolto nella tomba 735 non indossava un cappotto abbottonato; indossava una sopratunica con chiusura frontale fatta di lana verde-bluastra con lo strato ornamentale elaborato descritto sopra applicato sul petto. Anche se la forma finale dello strato ornamentale non è del tutto chiara dalla ricostruzione, Inga Hägg (in “Die Tracht. In: Birka. Untersuchungen und Studien. II.2. Systematische Analysen der Gräberfunde, 1986) suggerisce che le strisce supplementari di seta e passamaneria tessuta a tavoletta con argento broccato correvano per la lunghezza delle braccia, così come intorno le braccia della tunica.

Un’altra sopratunica del decimo secolo rinvenuta a Birka era di lino decorato con lunghe strisce verticali di passamaneria broccata tessuta a tavoletta dalle spalle ai polpacci, che doveva apparire un po’ come i clavii bizantini. È stato anche decorato con seta damascata cinese; al tempo in cui l’uomo è stato sepolto, la seta sarebbe stata vecchia di diverse centinaia di anni.

Soprabiti

Esistevano sostanzialmente due tipi di soprabiti in contesti archeologici vichinghi. Per facilità di differenziazione li chiameremo la “giacca” e il “cappotto”. La giacca avvolge senza dispositivi di fissaggio, mentre il cappotto veniva abbottonato. E ‘possibile che esse rappresentano semplicemente due varianti dello stesso capo; non sembra che venissero indossati insieme.

La giacca si trova in diversi punti del mondo vichingo, e sembra avere una tradizione molto antica. Un primo esempio di definizione di questo tipo sono le figure umane rappresentate sull’elmo di Sutton Hoo, le quali sono vestite in quello che assomiglia ad un accappatoio. Questo indumento era costituito da una corta tunica aperta tutto sul davanti con lembi diagonali sovrapposti. Ci sono prove nelle tombe sassoni sia in Europa che in Inghilterra a sostegno di uno strato di abbigliamento di questo tipo, ornato sul bavero e sul davanti con passamanerie tessute a tavoletta in oro broccato. Gale R. Owen-Crocker nel suo “Dress in Anglo-Saxon England” del 1986 sostiene che il capo possa aver avuto una certa rilevanza militare o rituale.

I frammenti di giacca rinvenuti a Hedeby erano fatti di trama a spiga. L’indumento completo è pensato per essere lungo fino ai fianchi e rifinito con finta pelliccia fatta di lana lungo l’orlo e giù lungo i bordi anteriori.

Il cappotto, noto anche come il “caftano” o “cappotto Rus”, potrebbe essere stato un esplicito fenomeno orientale (Svedese/Rus). Abbiamo indizi concreti solo a Birka nel IX° e X° secolo. Si tratta di un lungo soprabito, abbottonato dal collo alla vita e decorato con finiture in metallo elaborate. Sono stati portati alla luce i resti di cinque di questi cappotti, ognuno con una fila di bottoni in metallo fuso; diversi altri cappotti sono stati identificati, i quali, mentre avevano lo stesso tipo di finiture elaborate, non avevano i bottoni corrispondenti. Bottoni in legno o osso, comunque, avrebbero lasciato poca o nessuna traccia in una sepoltura, ed è probabile che anche questi cappotti fossero abbottonati (vedi Inga Hägg). Si pensa che questo indumento sia stato preso in prestito o adattato dal skaramangion bizantino, che era l’indumento standard per l’imperatore e la sua corte.

Torniamo all’uomo con il cappotto sulla copertina del libro Osprey Elite per mettere in guardia circa il frainteso strato sul cappotto di Birka. Il risvolto/collare decorato che quest’uomo indossa è un’erronea interpretazione di un artista riguardo al Reverskragen, o bavero, che è stato trovato in alcune delle altre tombe a Birka. Il Reverskragen probabilmente appartiene a una giacca, non a un cappotto. Inoltre, il ritrovamento archeologico di Birka non supporta la conclusione che il cappotto era ornato con bande trasversali sul petto, come molti illustratori che raffigurano: le sovrapposizioni si trovano in un pezzo sul petto, il che non potrebbe accadere se il capo decorato era un cappotto che veniva abbottonato. Tuttavia, i cappotti erano spesso decorati con strisce di metallo annodato su strisce di seta sciamita; piccole borchie di metallo fissavano la seta al capo.

Mantelli

Gli elementi di base del mantello vichingo sono un mantello rettangolare e una spilla. Le spille possono essere di tipo con cerchio quasi completo o di tipo con testa ad anello. I mantelli esistevano in una numerosa varietà di pesi e trame, dal leggero con trama a spiga ai tipi pelosi più pesanti in “finta pelliccia” conosciuti come rogvarfelðr.

Lo Jarl di Evebø era avvolto in un elaborato mantello rettangolare leggero con bordi sfrangiati. Era un plaid rosso con strisce blu e gialle che si ripetevano ogni 12x12cm. Ai bordi vi erano delle passamanerie a tavolette in tessuto blu o verde con bestie sia in giallo che in rosso. Con il mantello non è stata rinvenuta nessuna spilla.

Frammenti di lana trapuntata sia rossa che non tinta, probabilmente provenienti da mantelli in finta pelliccia, sono state ritrovate a Jorvik. Inoltre, la tomba 750 a Birka ha rivelato i resti di un mantello pesante con pile blu e rosso della lunghezza di un pollice.

Il mantello di lana trovato nella sepoltura di Mammen include un ricamo in una fantasia in due colori a punto erba. I motivi includono due versioni diverse di replica di volti umani e le mani in una variante dello stile “gripping beast”. Il mantello è stato anche cosparso di scagliette d’oro o lustrini.

Le sepolture maschili a Birka includono mantelli indossati nella tomba o depositati vicino al corpo. Questi mantelli erano più frequentemente spessi e di colore blu indossato appuntato sulla spalla o l’anca. Diverse sepolture presentano un mantello depositato vicino al corpo. Delle cinque sepolture degli uomini risalenti sicuramente al IX° secolo, tutti indossavano il fermaglio sulla spalla. Diversi mantelli del X° secolo sono stati rinvenuti appuntati sul fianco piuttosto che la spalla, e altri invece sono stati depositati accanto al corpo. Inga Hägg ritiene che la pratica di seppellire il mantello altrove nella tomba piuttosto che sul corpo potrebbe essere nata perché rivestire il corpo nel mantello non permetterebbe di vedere i fronzoli degli abiti indossati dall’uomo sepolto. Tuttavia, questa ipotesi presuppone che le finiture di Birka nel X° secolo avrebbero dovuto essere un po’ più sfarzose che nel IX°, il che non corrisponde necessariamente alla verità. Inoltre, questa pratica non era sconosciuta in passato: la sepoltura di Sutton Hoo comprendeva anche un mantello depositato separatamente.

Altri indumenti

Indicazioni di altri indumenti in uso durante questo periodo sono pochi e lontani tra loro, ma esistono. Gli stracci rinvenuti a Hedeby comprendono alcuni resti ritenuti essere il giubbotto di un uomo. Erano fatti di spessa lana ruvida; l’indumento sarebbe stato lungo fino all’anca e vestiva abbastanza aderentemente al corpo.

Strisce di tessuto (che si è accertato essere usate per avvolgere le gambe) sono state rinvenute in varie località del mondo vichingo. A Hedeby sono stati trovate diverse strisce tessute ad una larghezza 10cm (cioè, non tagliate da un tessuto più ampio); sono state tessute in varie in vari tipi di trama, il più bell’esempio è a spina di pesce viola. Strisce simili sono state trovate anche in molti altri siti del nord Europa. Queste ghette sarebbero state indossate a spirale avvolgendo la striscia intorno al polpaccio partendo da appena sotto la rotula per finire alla caviglia: in questo modo l’eccesso può essere nascosto nella  scarpa.

Accessori

Cappelli e Copricapi

A Birka sono stati identificati tre tipi di copricapi. Almeno due tipi sicuramente correlati ad un altro specifico indumento: i cappelli di tipo A e B sono stati trovati in tombe dove si trova anche il cappotto, con o senza bottoni in metallo. Il tipo A, risalente sia al IX° che X° secolo, è un cappello a punta, fatto almeno in parte di seta, con un intreccio di metallo sulla parte anteriore centrale fino alla punta o un ornamento di argento nella parte superiore a forma imbuto, delle palline di maglia d’argento che pendono dall’estremità appuntita. Il tipo B di Birka è un’innovazione più sobria del X° secolo, indossato anch’esso con il cappotto; era un berretto di lana rotondo basso più aderente, decorato intorno alla circonferenza della testa con una o più strisce di metallo intrecciato o fili intrecciati a spirale. Una relazione tra il cappello e il cappotto è spesso sottolineata dall’uso di passamaneria simile usata per decorare entrambi. Il copricapo tipo C di Birka è costituito da un tessuto broccato metallico tessuto a tavoletta, o fascia (forse il hlað menzionato nelle saghe). Di tutti e tre i modelli, il tipo C è l’unico che appare nelle tombe senza il cappotto.

Un copricapo davvero insolito è stato trovato nella sepoltura di Mammen. È stato ricostruito come un cerchietto imbottito di seta marezzata, decorato con broccato tessuto con le tavolette. Due pennoni triangolari di seta si alzano dal cerchietto, con maglia di filo d’oro al centro di ciascuno. Il copricapo contiene anche scaglie di osso di balena, probabilmente per aiutarlo a stare dritto. Probabilmente nell’aspetto assomigliava un po’ alla mitra vescovile. Questa sepoltura presentava anche braccialetti di broccato tessuto a tavoletta fissati su un fondo di seta imbottita, probabilmente a imitazione di abito ecclesiastico.

Nelle Isole Orcadi al largo della Scozia è stato trovato un cappuccio di lana completo che è stato provvisoriamente datato al vichinga. Il suo taglio costituito da un pezzo unico è più semplice rispetto cappucci del Medioevo; la sezione del cappuccio è quadrata e senza coda, oltre ad essere piccolo e conico. Era fatto con trama a spina di pesce rifinito con fasce passamaneria tessuta a tavoletta in due colori, e aveva una frangia intrecciata lunga un piede.

Cinture

Mentre la pelle stessa non può essere resistita al passare del tempo, vi è abbondanza di prove per quanto riguarda le finiture metalliche montate sulle cinghie di cuoio rinvenute nelle sepolture risalenti all’epoca vichinga. Allo stesso modo, fibbie per cinture, puntali, e placchette sono reperti comuni delle tombe maschili vichinghe, anche se la pelle su cui sono stati montati si è disintegrata. Le fibbie vichinghe per cinture non sembrano essere state elaborate come quella di Sutton Hoo fibbia o come altre famose fibbie sassoni. La maggior parte erano semplici ovali in bronzo con una lingua sporgente e una piastra piana per rivettarle alla pelle; non sarebbero particolarmente fuori luogo su una cintura moderna. Alcune fibbie sono state intagliate nell’osso.

Vari tipi di cinture sono state trovate a Birka. Su alcune cinture in pelle sono state montate delle placchette di metallo lungo tutta la loro lunghezza; quella nella tomba 1074 aveva due estremità appese, anche con attacchi. Queste cinture sono state indossate per lo più da uomini che avevano bottoni a fusione di metallo sui loro cappotti. Un paio di cinture eleganti ritrovate a Birka sono state fatte di sciamito di seta decorata con una frangia d’argento lavorata ad intrecci. Ancora una volta, sembrano essere state indossate da alcuni degli uomini sepolti con i cappotti con bottoni in metallo. Dal momento che sono sopravvissuti solo alcuni frammenti, è difficile sapere che aspetto avesse un tale cintura assiemata; sembra che fossero state larghe circa 6 cm, con intrecci sul lato corto. Forse la cintura era veniva legata in vita e le due estremità pendevano liberamente; la bordatura annodato può aver funzionato in sostituzione dei puntali, appesantendo solo le estremità sospese della cintura. Non sono stati trovati resti di cinture in tombe di uomini che indossavano sopratuniche a Birka; è impossibile sapere se questi uomini indossassero le cinture, o di quali materiali avrebbero potuto essere fatte.

Scarpe

Sia le scarpe con suola (realizzati con suole separate, cucite alla tomaia) che le scarpe “nascoste” (tomaia e suola tagliate in un unico pezzo e poi cuciti assieme) erano conosciute in epoca vichinga. La maggior parte delle scarpe erano o stivaletti o scarpe alla caviglia; alcune erano tipo mocassini, alcune legate con allacciatura in pelle, e altre utilizzavano lembi con bottoni in pelle cilindrici. Esistono alcuni esempi di stivaletti da Hedeby chiusi per mezzo di tre ampi lembi. Spesso veniva utilizzata la pelle di capra per la produzione delle scarpe, così come la pelle di daino, vitello, pecora, e mucca.

Ornamenti personali

Secondo Gräslund, Roesdahl e Wilson solitamente gli uomini vichinghi non indossavano ornamenti elaborati intorno al collo (per intenderci le collane, composte da diversi tipi di perle e pendenti, che le donne indossavano durante quel periodo). Gli amuleti, naturalmente, sono una questione completamente diversa. Martelli di Thor, per esempio, si trovano in tutto il mondo vichingo. Essi devono essere stati indossati anche durante le scorrerie: uno dei guerrieri vichinghi sepolti a Repton, nel Derbyshire, vittima della campagna vichinga dell’873-874, portava al collo un semplice martello di Thor d’argento tra due perle di vetro diverse.